E' un titolo volutamente provocatorio, in attesa dell'esito del quesito referendario sul taglio dei parlamentari.
Due premesse:
1. ho votato "no"
2. se passasse il "si" e non fosse questa una scelta populista, ne sarei felice.
E dunque, mi sto contraddicendo? No e provo a spiegarlo.
Non credo assolutamente che un taglio dei parlamentari sia in senso stretto una cosa negativa, anzi. Ma ci sono troppi "ma" per rendere questo sufficiente a pensare che sia la scelta giusta, in questa forma:
- sono mentalmente predisposto ai sistemi di concepiti bene, non per qualcosa di insufficiente che va corretto in corso d'opera (soprattutto se la correzione è sostanziale e complicatissima come la legge elettorale);
- premesso che il risparmio di 100 mln€/anno non cambia NIENTE per le casse statali (e questo è un dato numerico indiscutibile), è altresì evidente che questa riforma non snellisce in alcun modo gli iter di approvazione delle leggi, lasciando quindi inalterati i costi diretti (quelli maggiori) del nostro bipolarismo perfetto;
- trovo assurdo che questo populismo becero si accontenti del "dato che sono tutti incapaci, mettiamone pochi, teniamoli poco e paghiamoli meno" (taglio di stipendi e vitalizi e vincolo di un mandato (già: sparito!)). Sono da sempre fautore della meritocrazia, a maggior ragione nella gestione della cosa pubblica dove, appunto, si gestiscono soldi e risorse della collettività (se un imprenditore è capra e fa danno alla sua stessa azienda, tutto sommato ci rimettono in pochi oltre a lui). Vorrei uno Stato capace di selezionare una classe dirigente, anche e soprattutto fra i manager e i dipendenti della PA,competente ed adeguata, di pagarla per quel che vale e di trattenerla il più a lungo possibile. Fare i politici "a gratis" è qualcosa che può permettersi solo chi è ricco o, al contrario, assolutamente incapace;
E' questa mancanza di rispetto, questo bisogno di intestarsi meriti, questo bisogno di creare consenso anche quando questo non porta valore per nessuno che distrugge un paese che da anni vive al di sopra delle proprie possibilità. Che vinca il "Si" o che vinca il "No".
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