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Coronavirus 2: i riflessi sanitari e il dovere sociale

Da stasera l'Italia è praticamente in quarantena. Sono infatti sospese le attività didattiche in tutta la penisola fino al 15 Marzo; oltre a ciò sono annullati anche tutti gli eventi pubblici o privati che non consentano una distanza minima fra le persone di un metro. E' una misura senza precedenti in Italia, in Europa e probabilmente nel mondo, se si parla di un intero stato.

E' una misura inevitabile, che piaccia o no. E non piace, a nessuno. Perchè ovviamente questa paralisi pesa e peserà in modo gravissimo sulla nostra economia, già alle corde dopo "soli" 12 giorni di emergenza sanitaria.

Emergenza sanitaria vera e propria, perchè nel nord Italia il nostro SSN è già praticamente al collasso. Lo è come lo sarebbe quello di qualsiasi stato, davanti a una necessità di ospedalizzazioni assolutamente inusuali.

Il Ministero della Sanità si è già attrezzato per reperire tutti i posti letto disponibili, ma gli ospedalizzati in intensiva e subintensiva sono, ad oggi, circa il 15% del totale dei contagiati. Se dovessimo avere infetti anche "solo" per decine di migliaia, sarebbe il collasso. Sperando che i medici rimangano esclusi (ovviamente non possibile).

Ecco perchè abbiamo TUTTI un dovere sociale, in questi giorni lunghi e difficili. Abbiamo tutti il dovere verso il prossimo e verso noi stessi di prestare grandissima attenzione al rispetto delle norme. Meglio eccedere in zelo, piuttosto. Ma più siamo rispettosi di questa sorta di quarantena nazionale, maggiore è la speranza che al 15 marzo le cose possano migliorare rapidamente. Se invece, come da triste abitudine italica, l'inerzia è quella di "fatta le legge trovato l'inganno", beh: avremo davanti parecchi mesi di agonia sociale ed economica.

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