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Coronavirus 1: la paura

Era inevitabile.

Questa è l'unica riflessione sensata che può emergere sulla paura che in questi giorni sta dominando il mondo. Abbiamo letto e sentito dire tutto e il contrario di tutto da medici, scienziati, politici, economisti, ecc. Mai come in questi mesi il mondo si è diviso profondamente sulle modalità con cui affrontare l'epidemia e sugli scenari (di ogni tipo) a breve e medio termine.

L'incertezza di chi decide, peggio ancora se sono idee contrapposte, ha sulle persone una sola conseguenza: smarrimento e paura.

Per questo non meraviglia, anzi mi sembra quasi positiva, la corsa ai supermercati e a far provviste. Per questo non meraviglia che il "protezionismo e l'isolazionismo" possano far presa su coloro che si sentono ancora "sani".

Non credo si possa stigmatizzare con un "che esagerazione, è solo un'influenza!" iniziative di persone o stati che, alla fine, vogliono solo difendersi dalla paura.

Tanto più che, evidentemente, la paura è per certi versi fondata: il Coronavirus non è evidentemente un'influenza.

  1. non abbiamo un vaccino: questo espone anziani e deboli a rischi ben maggiori, come stiamo vedendo dai primi decessi in Italia e dagli altri nel mondo. 
  2. il rischio di una emergenza sanitaria per mancanza di posti letto di terapia intensiva è già un dato di fatto (sanità lombarda quasi al collasso con "appena" 100 ospedalizzazioni).
Quando potrà finire la paura? Quando tutto questo diventerà "normalità": il cambiamento ci spaventa, sempre. A maggior ragione se è un cambiamento sicuramente peggiorativo (come questo). Il coronavirus diventerà però normalità quando:
  1. avremo un vaccino e/o una cura;
  2. il virus si sarà diffuso in tutto il mondo, globalizzando così il contagio e facendo sentire tutti uguali.
Quest'ultimo punto può sembrare paradossale, ma in quel preciso momento ogni stato avrà il dovere (con gli strumenti sanitari ed economici a disposizione) di informare la popolazione sul reale rischio di contagio e di conseguenze e la consapevolezza abbasserà, fisiologicamente, paura e conseguenze sociali ed economiche. 

Quel che possiamo fare, nell'attesa che questo accada, è fidarci delle scelte dei nostri politici, per quanto illogiche, eccessive o riduttive possano sembrarci. 

La paura che vivono i cittadini è la stessa che hanno governatori, sindaci, ministri, o esponenti dei governi. Con la differenza che questi ultimi devono scegliere, nell'interesse della collettività e che i primi subiscono le scelte, quali che siano. Ma in un momento in cui la scienza stessa pare, a tratti, incerta, criticare senza che vi sia una risposta certa (se non a posteriori!) è qualcosa che contribuisce solo ad alimentare la paura e il caos, che già imperversano.

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